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Pierluigi Pasco

Pierluigi Pasco il "Padre" dell' "X-Shot"


Mi presento sono Pierluigi Pasco nasco a Venezia il 3 ottobre 1969 una citta’ ricca di storia che ha avuto al suo servizio gente coraggiosa determinata intelligente e orgogliosa che l’hanno resa grande magnifica potente, e stupenda. E’ cosi’ che accade che quando te ne vai da una citta’ dove sei nato il legame diventa piu’ forte e ti manca.

Oggi vivo a Santa Lucia di Piave a 100 km da Venezia ma appena posso scappo dalla pianura e ritorno al mare. Il fascino della laguna e’ unico e l’uscita al mare aperto costeggiando le dighe foranee con il mio gommone mi aprono la mente, mi caricano dentro, mi sento libero e questo amore per il mare e’passione.


Sono andato via da Venezia con i miei genitori ancora piccolo per il lavoro di papa’. Il papa’ era un pioniere uno di quelli che andava a pescare al faro con i fucili a molla la maschera rotonda in gomma nera con lo snorkel incorporato e una muta, quando e’ riuscito a comprarsela, della Pirelli. Mamma mia ragazzi che tempì !

Eppure la passione me l'ha trasmessa lui e lo posso solo rigraziare ancora oggi. Mi ricordo ancora di quando mi accompagnava con la fiocina a prendere le sogliole. Ma quanto e’ cambiato da allora ? Non c’erano soldi eppure ogni fine settimana eravamo là, con la scusa di andare a trovare i nonni a Venezia. Il sabato si dormiva la, poi alla domenica mattina presto si andava a passare la giornata su un trabucco in una diga agli Alberoni di un nostro amico e mentre il papà e questo suo amico andavano a pescare le cose cambiavano e si incominciavano a vedere i primi fucili oleopneumatici. Erano pazzeschi, impugnatura centrale aste da 8/9 mm con fiocinone 5/6 punte e li sentivo sempre lamentarsi che pesavano in punta... “caspita” !!!

Sara’stato amore a prima vista ma non vedevo l’ora di crescere e farmi il mio primo fucile oleopneumatico. Ero stufo della fiocina tridente. Passano gli anni si cresce si fanno pian piano i passi della vita ci si comincia a confrontare con il mondo sono momenti belli, brutti ma il cuore e la mente e’ sempre la ! Mi iscrivo a un club subacqueo nel 1989. Voglio crescere, studio fino a diventare un istruttore subacqueo per ARA e Apnea di secondo livello. Sono i primi tempi dove da poco era nato il tiro a segno subacqueo, divento un agonista e faccio un "casino" di gare in tutta Italia e all'estero. Il giro si allarga e si conosce tanta gente: i piu’ mitici gli Ucraini con fucili idropneumatici. Senza volerlo conosco i campioni di tante discipline, emergono gli "over the top", la subacquea nella meta’ degli anni '90 ha uno sviluppo esponenziale: attrezzature, metodologie, tecniche e tanto altro.

Sento di essere in un momento particolare della vita che bisogna cogliere al volo, mi impegno al massimo e riesco a sfondare con il tiro a segno subacqueo di precisione e mi accaparro il titolo italiano 2001. C’è’ anche il "biathlon" e tutti in questa disciplina usano gli oleopneumatici perche’ precisi, molto comodi e performanti sulla velocita’ di caricamento sebbene non esistessero ancora le testate sottovuoto. Ricordo che si modificava di tutto. Mi chiamavano "etabeba" della squadra, ho trovato parecchie innovazioni che poi sono state evolute e oggi sono nel mercato.


Le aziende al tempo stando vicino a noi atleti trovavano modifiche da apportare ai fucili di serie che erano come tirare fuori il coniglio dal cappello. Erano "oro colato" e in brevissimo tempo portavano le migliorie ai propri prodotti. Quanto a noi interessava il risultato, si modificava per avere la massima prestazione, non importava di che marca fosse, si stava attenti anche al minimo fattore controproducente, si parlava direttamente con i titolari e spesso erano loro i progettisti delle attrezzature, ed era come stare in una grande famiglia. Le aziende avevano sul mercato attrezzature molto grossolane. E' anche grazie a questo sport che le cose sono migliorate tantissimo. Il Cliente diventava esigente e i pesci sempre piu’ furbi.



Sono anni in cui gli arbalete hanno avuto una crescita esplosiva nelle vendite ma non dimentichiamo che i primi fucili erano tutti oleopneumatici anzi prima acora c’erano i "Pelletier". Grandissime potenze, dardi esasperati come se si dovesse sparare a mostri marini. La conoscenza del mondo marino era poca, era quella che ci avevano lasciato Jacques Coustean e Folco Quilici. Ho in mente un filmato di un record di Raimondo Bucher che aveva in mano un fucile oleopneumatico. Ma provate a chiedere a un pescatore apneista che usa un arbalete perche’ non usi un oleopneumatico ? Vi rispondera’ perche’ e piu’ preciso ! Ma se un oleopneumatico fosse preciso come un arbalate cosa scieglieresti ?

L’evento delle testate sottovuoto ha rivoluzionato tantissimo l'oleo e tutti, volenti o nolenti, si sono fermati un attimo a pensare. E cosi’ ho fatto anch’io. Ho preso in mano il mio oleo, l'ho equipaggiato con testatasotto vuoto "X-Power" per andare a pesca nei frangi frutti. Sono contento, ho ritrovato il gusto dell’oleopneumatico, ma piu’ lo guardavo e piu’ sentivo che c’era qualcosa da migliorare. Non sapevo nemmeno io cosa, eppure questa e’ la verita’. Era il primo embrione di pensiero che avrebbe poi portato al prototipo dell' "X-Shot."

Incomiciai alla sera a scendere nel mio mondo dei balocchi, il “garage”, e prendere in mano la bestia (intendo il fucile) e a guardarla in ogni suo minimo dettaglio, quando all’improvviso un pesiero mi assale. Il mio vecchio "etabeta" che mi parla: Hei Pier, arma impeccabile, bellissima, quella testata sotto vuoto poi, lo rende ancora piu’ bello elegante potente ma quello scorrisagola non và’, non mi piace. Pier studia qualcosa ! fa qualcosa ! non puoi lasciarlo cosi’ !

Effettivamente ha ragione !


E’ anche vero che senza sagola fa bella figura, sembra studiato per la velocita’. Quelle due pinnette sembrano le ali di un "caccia" ma sembra che chi l’ha disegnato abbia fatto i conti senza l’oste. E la sagola ? Ma il concetto è vecchio, di quando tutto era grossolano e andava bene così. Nessuno mai si e’ messo a pensare qualcosa di diverso e che potesse fare la differenza, da poter accompagnare un'arma ormai così raffinata. Eppure tutti li hanno presi per mano e modificati consapevoli che dovevano migliorali. Il pescatore diventa esigente, perfezionista, cerca l'ottimo.

Così non c’era più tempo di stare in garage a guardare la "bestia", ma era l’ora di ragionare e pensare a qualcosa, ma cosa ? Ogni sera dopo mangiato sopra la tavola c’era sempre uno scorrisagola sagola, aste, fogli di carta, disegni. Mia moglie mi urla dietro ma non importa, devo trovare una soluzione eppure mi convinco sempre di piu’ che non c’e’ niente da inventare bisogna solo ragionare. Penso alle pinnette delle frecce di un arco di precisione. Qualcuno le aveva già fatte al tempo del tiro sub, ottimo per la perfetta direzione dell’asta tre pinne a 120° gradi l’una dall’altra. Ma non poteva essere lo stesso per la pesca. Il pesce si sarebbe distrutto all'impatto una volta insagolato. Passo più di qualche mese a ragionarci sopra, ma niente. Arriva la fiera a Bologna e faccio un bel giro per vedere se qualcuno avesse portato qualcosa di nuovo come scorrisagola. Incontro Marco Paganelli e ci facciamo una lunga chiacchierata, parliamo delle aste nude e il problema che ho io nei tripodi a Venezia nel poterle utilizzare. Le perderei sistematicamente tutte !!!

Gli faccio una promessa: ci risentiremo se mai riuscissi nella soluzione di uno scorrisagola valido. Una mattina poi succede il miracolo. Prima di andare al lavoro corro in garage per portare delle cartacce, l’occhio mi chiama l’attenzione su uno "sleeve" di rame nero perso sul pavimento, uno di quelli classici che si usano per bloccare le sagole di monofilo con le pinze. Quelli che usiamo normalmente per bloccare il monofilo dopo aver passato lo scorrisagola. Caspita come ho fatto a non pensarci prima ! Se quello "sleeve" potessi meterlo sopra lo scorrisagola cosa succederebbe ? Ci ho pensato tutto il giorno, poi alla sera i disegni tecnici, ho realizzato un prototipo e ho incomiciato a utilizzarlo, eccezionale ho pensato:

Guarda che roba c'ho !!!


Quando ho chiamato Marco quasi non ci credeva. Dopo tante parole, volevo fare i complimenti a Marco e Claudia per la realtà del buon lavoro che stanno facendo con la loro azienda STC Italia. Un grandissimo grazie per lasciarmi scrivere di me e avere la possibilita’ di raccontare la nascita di "X-Shot".


Pierluigi Pasco

 
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